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vivi libero...e muori da eroe!!!!

si è è si nu è nu è!

gabriele ubaldi

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i'm a wild boys!..pazzo a volte,tranquillo quasi sempre,punkettone de style,amo gli extreme sport e le arti marziali,i miei amici sono la mia gang di pazzi scatenati(tbc the brother clan rider group)penso di essere simpatico abbastanza da essere un buon amico,amo le cose belle e buone della vita,sono altruista..e poi boh..c'avrò pure un pò de difetti..ma del resto...sono umano anch'io!amo la mia famiglia e la mia patria!
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mi raccomando domani con l'esame !!!!
Sept. 22
s.dicerbowrote:
ciao,
ti inaguriamo il tuo guestbook!!!!! i tuoi cugini Daniele e Stefania
Sept. 22

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November 23

pasquinata!

PASQUINATA DE OGGIGIORNODa secoli su sto marmo secolare,
le gente nun ce scrive ormai più gnente,
gnente ce sta' da dì, ma nun me pare,
tanto è cambiato eppur 'sto continente.

Pasquino s'è addormito, cor progresso,
la lingua s'è asciugata, a panza piena,
nun critica né Papa, né Congresso,
tutto va bene, Sora Marilena.Pe' Roma se circolava cor cavallo,
ch' er massimo 'nquinamento che c'aveva,
'na cacca 'n tera e 'na pestata ar callo,
manco la targa arterna ce voleva.

Oggi che de' cavalli ce sò a iosa,
dentr'ogni cofano de li macchinoni,
sò gran dolori e 'nquineno ogni cosa,
puro all'ozono han rotto li … tromboni.La penna hai fatto bene a mette via,
Roma tua è diventata un gran bordello,
regno der vizio, della arrubberia,
ar tempo tuo, fò tanto de cappello
 Pasquino ;-)) 

muay thai boran

La Muay Thai (in lingua tailandese มวยไทย) nota anche come Thai Boxe o Boxe Tailandese, è uno sport da combattimento che ha le sue origini nella Mae Mai Muay Thai, antica tecnica di lotta thailandese. La Mae Mai Muay Thai studia combattimenti sia con le armi che senza ed era utilizzata dai guerrieri thailandesi in guerra, qualora avessero perso le armi.

Attualmente il termine Muay Thai oggi identifica prevalentemente l'aspetto sportivo dell'arte marziale.

Caratteristiche

Caratteristiche di quest'arte marziale sono i micidiali colpi inferti con tibie (che anni di pratica condizionano fino a renderle durissime), gomiti e ginocchia. La Muay Thai in inglese è nota anche come "The science of the eight limbs" perché impiega otto punti del corpo per colpire: mani, tibie/piedi, gomiti, ginocchia.

Del tutto particolare è il condizionamento da applicare alle parti impiegate per colpire: un processo lungo e piuttosto doloroso per i principianti, che comporta il colpire con frequenza costante sacchi di allenamento di durezza via via crescente. I thailandesi usano addirittura certi tipi di alberi locali dotati di tronco molto flessibile e corteccia liscia, ma sembrano essere favoriti da una struttura fisica di partenza diversa rispetto a quella tipica degli occidentali.

I professionisti Thai, spesso figli di famiglie poverissime, iniziano la pratica dell'arte giovanissimi, facendo i loro primi incontri da bambini, intorno ai 9 anni, per essere considerati atleti pienamente maturi già sui 20. La Muay Thai é per i meno abbienti una via di realizzazione personale e professionale. La preparazione fisica è tra le più rigorose e sfiancanti di ogni sport: i professionisti osservano una rigorosa disciplina allenandosi due-tre ore due volte al giorno per cinque-sei giorni la settimana, correndo o nuotando per chilometri, saltando la corda, eseguendo flessioni su braccia e gambe, trazioni alla sbarra, esercizi per gli addominali e i muscoli del collo (importanti nel chap ko o clinch, un'altra particolarità della Muay Thai, una fase di lotta in piedi per sbilanciare l'avversario o entrare nella sua guardia) e cimentandosi in round dopo round di affinamento della tecnica ai pao o colpitori, il tutto sotto l'occhio attento di esperti maestri ex combattenti, i kru o ajarn. Oltre, naturalmente, allo sparring, condotto con maggiore o minore intensità a seconda del livello raggiunto, della preparazione e della condizione.

Mitologia tradizionale

Essendo tramandate in origine oralmente, le storie legate alla Muay Thai sono spesso circondate di un alone leggendario. Una importante leggenda popolare racconta che Nai Khanom Thom, principe ereditiero del regno del Siam nell'attuale Thailandia, fu fatto prigioniero dai birmani; si guadagnò la libertà impressionando il re birmano, battendo a mani nude dieci tra i guerrieri birmani più forti. Alcune versioni sostengono che egli abbia vinto, oltre alla sua libertà, anche quella di tutti i prigionieri che erano con lui.

Questa leggenda mostra come per chi pratichi la Muay Thai la figura di Nai Khanom Thom rappresenti lo spirito stesso del combattente, del Nak Muay: colui che non si arrende davanti alle avversità e che con coraggio e determinazione domina gli eventi. La tradizione ha fissato quel giorno al 17 marzo, che è diventato il giorno della Muay Thai.

Un altro sorprendente personaggio della tradizione Thai è il cosiddetto "Re Tigre", il cui vero nome era Pra Chao Sua. Si racconta che durante il suo regno, agli inizi del settecento, questo sovrano si recasse nei villaggi sotto false spoglie per trovare combattenti da affrontare e misurare così le sue capacità.

Diffusione

La Muay Thai si diffuse fin dal 1500, nei primi tempi di pace del popolo Siamese, quando i cittadini organizzavano manifestazioni ed incontri: era la pratica preferita dai civili, sia per divertimento che per difesa personale (Mae Mai Muay Thai). Allora si combatteva senza regole, senza categorie di peso, senza limiti di tempo, fino alla sottomissione, all'incoscienza o, tragicamente, alla morte di uno dei contendenti. Non si usavano protezioni a parte una conchiglia a protezione delle parti intime e una corda avvolta intorno alle nocche. A volte questa veniva intrisa in una specie di colla e in polvere di vetro, trasformando gli incontri in autentici bagni di sangue.

La vera connotazione di sport come lo intendiamo noi fu data alla Muay Thai durante il regno del re Rama VI nel 1921 (corrispondente all'anno B.E. 2464), con l'introduzione dei guantoni e di regole affini a quelle della boxe occidentale, già allora molto popolare sull'onda del colonialismo. Il re comandò il generale Praia Nontisen Surentara Pahdi di costruire uno stadio nel Suan Kulab college e di organizzare competizioni ogni sabato. Negli anni la Muay Thai si è evoluta verso la dimensione sportiva, giungendo oggi a noi come una disciplina sportiva completa, che non ha perduto le sue caratteristiche antiche, i suoi riti dai significati sociali e religiosi, arricchitasi però dell'aspetto ludico.

In Thailandia quest'arte marziale è considerata sport nazionale, e gli incontri offrono notevoli possibilità di guadagno ai ragazzi che vi si cimentano. È stato osservato più volte che mentre i Thai si battono spesso, almeno agli inizi per mettere insieme pranzo e cena, gli stranieri, i cosidetti farang che praticano la Muay Thai, lo fanno più che per i pochi soldi in palio, per la gloria. Nella maggior parte degli incontri, e particolarmente in patria, i thai hanno saputo far valere la loro superiore esperienza rispetto ai farang. Qualche combattente occidentale ha saputo però superarli anche a casa loro, come ad esempio il leggendario olandese Ramon Dekkers. In generale gli occidentali mostrano un certo vantaggio nella tecnica pugilistica rispetto ai thai, i quali appaiono invece insuperabili per mobilità, rapidità, resistenza e nell'uso sapiente e micidiale della corta distanza, dei gomiti e delle ginocchia. Ultimamente lo sport si è aperto anche alle donne, e con successo: dalla difesa personale all'agonismo il passo è stato breve per non poche ragazze, soprattutto in paesi come Olanda e Francia (già supremi a livello europeo nel settore maschile) e nel mondo anglosassone, ma anche in Giappone e, superando le resistenze tradizionali, in patria.

Nonostante oggi sia considerato uno sport a tutti gli effetti, il Muay Thai è considerata tra le più dure ed impegnative specialità tra gli sport da combattimento. Difatti, come accennato, è permesso percuotere con tutte le parti del corpo (tranne la testa) la quasi totalità dell'avversario ed è possibile effettuare alcune proiezioni. In particolare i thaiboxer sono temuti per l'utilizzo dei colpi di gomito, permessi quasi esclusivamente in Thailandia per la loro pericolosità.

In Italia la Muay Thai è giunta per la prima volta nel 1979 col maestro Stefano Giannessi e oggi attraversa una fase di sviluppo. Negli anni "90 alcuni atleti italiani si sono fatti notare in campo internazionale. Una recente polemica sta contrapponendo i sostenitori della versione "standard" della Muay Thai a quelli della Muay Boran. Quest'ultima, portata in Italia da Marco De Cesaris, costituisce una sorta di summa delle tecniche tradizionali andate via via perdendosi con l'emergere di una Muay Thai inevitabilmente "occidentalizzata" dalle regole imposte dagli anni Venti in avanti e dal contatto con il pugilato. Le tecniche tradizionali ricercate nel corpus di conoscenze dei maestri thailandesi e riportate in auge sotto il nome di Muay Boran vengono poi divise in stili regionali: Muay Tha Sao (nord), Muay Korat (regione dell'Isan o nordest), Muay Lop Buri (regione centrale), Muay Chaiya (sud). Dice una frase tradizionale: Punch (pugno) Korat, Wit (astuzia) Lopburi, Posture (posizione) Chaiya, Faster (velocità) Thasao. Ognuna di queste scuole regionali ha contribuito nel tempo allo sviluppo dell'arte nel suo complesso.

La muay thai sportiva è promossa in Italia dalla Federazione Italiana Muay Thai di Davide Carlot, presidente e delegato ufficiale per la IFMA Italia, unica federazione internazionale riconosciuta dal GAISF-CIO, partecipa annualmente con la propria squadra nazionale ai campionati mondiali di questa disciplina.

Terminologia

  • Nak Muay - Studente di Muay Thai
  • Nak Su - Indica il guerriero Muay Thai
  • Kru - Istruttore o allenatore
  • Ajarn - Maestro o istruttore (più avanzato del Kru)
  • Wai Kru (translitterato in Whai Kru) - È un rituale eseguito prima delle competizioni. Il combattente effettua tre allungamenti longitudinali, al terzo si concentra, pensando a qualcuno che gli è particolarmente caro. Il rituale serve come dimostrazione di rispetto verso la famiglia, l'esercizio fisico e l'insegnamento.
  • Ram Muay - Il Ram Muay è il rituale pre-combattimento eseguito dopo il Wai Kru. È una danza che il combattente esegue seguendo la musica tradizionale. Nei tempi antichi, il Ram Muay era usato come riscaldamento prima di un incontro, ora invece viene effettuato subito prima del combattimento.

Rituali pre-combattimento

Prima di un combattimento alcuni lottatori di Muay Thai effettuano dei rituali: ciò è considerato importante in Thailandia, meno in Occidente ove i rituali sono comunque rispettati come espressione culturale del Paese creatore dell'arte. Alcuni combattenti eseguono i rituali fuori dal ring, altri pregano con il rispettivo allenatore o per conto proprio, per esempio toccando le corde del ring 3 volte. I thaiboxer si arrampicano sempre fino all'ultima corda del ring mentre vi entrano, nella cultura Thai, infatti, la testa è considerata più importante dei piedi. È importante ricordare di avere sempre la testa davanti al piede mentre si entra sul ring. Una volta dentro il lottatore va al centro del ring e si inchina verso ogni lato. A questo punto comincia il rituale del Wai Kru (o Wai khru ram muay). Il Wai Kru di solito inizia con il lottatore che cammina intorno al ring in senso orario, inteso come una specie di "navigazione del ring", inteso a dimostrare che il combattimento è solo ed esclusivamente tra i due combattenti presenti. Il rituale è insieme pratico e spirituale: nel senso pratico è una ginnastica che riscalda i muscoli e prepara il corpo al combattimento. Nel Wai Kru ci sono diversi movimenti e passi che un lottatore dovrebbe fare prima del combattimento insieme allo stretching. Alcuni movimenti imitano per esempio un cacciatore, un soldato, un esecutore. Alcuni utilizzano il rituale per spaventare il proprio avversario, di solito eseguendolo intorno ad esso, ma in un senso più profondo il combattente dimostra devozione religiosa, umiltà e gratitudine. Trascendendo le limitazioni fisiche e temporali, apre se stesso alla presenza divina e gli permette di infondere il suo cuore e il suo spirito. Nei tempi antichi il rituale era inteso a dimostrare devozione al Re e al proprio mentore, oggi la devozione è rivolta all'organizzatore dell'incontro e all'allenatore. Il rituale da inoltre al combattente la possibilità di prendere del tempo prima dell'incontro per raccogliere le idee e concentrarsi. Dopo la danza, il combattente va verso l'allenatore che rimuove il Mongkon e il Pong Malai. L'incontro comincia dopo un ripasso generale delle regole da parte dell'arbitro e un colpo amichevole dei guantoni tra gli sfidanti.
December 06

BRUCE LEE..(2)

 
BRUCE LEE..PART 2
 
Abilità e problemi
 

Efficienza fisica

Bruce Lee si rese conto che diversi artisti marziali dell'epoca non impiegavano abbastanza tempo per lo sviluppo della propria condizione fisica. Al contrario, Lee incluse nel suo allenamento tutti gli elementi di fitness, forza e resistenza muscolare, resistenza cardiovascolare e flessibilità. Utilizzò le tecniche tradizionali del Body building per formare muscoli corposi e massa. Tuttavia, fu sempre attento nel sottolineare quanto la preparazione mentale e spirituale fossero fondamentali per il successo dell’allenamento fisico e nella pratica delle arti marziali. Nel suo libro Tao of Jeet Kune Do scrisse: L’allenamento è una delle fasi più trascurate dagli atleti. Troppo tempo è donato allo sviluppo della pratica e troppo poco allo sviluppo della persona per la partecipazione. Jeet Kune Do, sostanzialmente, non è una materia dalle tecniche banali ma di alto sviluppo mentale e fisico.

Il programma di sollevamento pesi a cui Lee fece riferimento durante il suo soggiorno ad Hong Kong nel 1965, a soli 24 anni, diede molto vigore alle sue braccia. A quel tempo poteva sollevare con le braccia da 30 a 35 Kg per tre serie da otto ripetizioni, insieme ad altri tipi di esercizi, come piegamenti, flessioni ed altri ancora. Le ripetizioni che effettuava a quel tempo erano da sei a dodici per esercizio. Nonostante lo scopo principale di quest'allenamento fosse aumentare la velocità della contrazione e della distensione muscolare. Lee, per massimizzare la propria abilità fisica, praticò diverse tipologie di allenamenti ed esercizi, tra cui lo Skipping che effettivamente servì al suo obiettivo di allenamento e di Body building.

Lee credeva che quello dei muscoli addominali fosse uno dei più importanti gruppi muscolari per i praticanti di arti marziali, poiché quasi ogni movimento richiede un certo grado di lavoro addominale. Per di più, gli addominali sono come un guscio che protegge le costole e gli organi vitali. Si allenava dunque ogni mattina dalle 7.00 alle 9.00, praticando esercizio addominale, di flessibilità, sessioni di corsa, per poi riprendere dalle 11.00 alle 12.00. Lee allenava spesso la propria resistenza andando in bicicletta. Un tipico esercizio era correre per una distanza da due a sei miglia in un tempo dai 15 ai 45 minuti, durante il quale variava la sua velocità e con intervalli da 3-5 minuti. Lee percorreva l’equivalente di 10 miglia in 45 minuti di bicicletta. Qualche volta, dopo essere andato in bicicletta, si esercitava con la corda. Spesso faceva anche esercizi per temprare la pelle delle sue mani, tra cui lo spingerle di forza in secchi colmi pietre dure e ghiaia. Arrivava a fare circa cinquecento ripetizioni al giorno di questo esercizio.

Nutrizione

D’accordo con sua moglie Linda, poco dopo essersi trasferito negli Stati Uniti, Bruce Lee iniziò ad avere un’alimentazione corretta e sviluppò un vivo interesse per i cibi sani, per le bevande ad alto contenuto proteico e per i supplementi vitaminici e minerali. Questo perché Bruce realizzò che per avere un corpo capace di fornire alte prestazioni fosse fondamentale alimentarlo in modo corretto. Con una cattiva alimentazione, il corpo non sarebbe stato in grado di fornire il meglio di sé. Lee provava sempre a consumare una o due bevande proteiche al giorno anche se, successivamente, seguì il loro uso in modo più discontinuo. Linda ricorda che il giro vita di Bruce oscillava tra i sessanta e i settanta centimetri. “Beveva anche il suo succo misto fatto di vegetali e frutta: mele, sedano, carote e così via, preparato in un frullatore elettrico”. Consumava una grande quantità di vegetali verdi, frutta e latte fresco tutti i giorni. Bruce ha sempre preferito mangiare cibo cinese o asiatico in genere perché amava la loro varietà. Bruce divenne, inoltre, un forte sostenitore dei supplementi dietetici. Alcuni dei più conosciuti supplementi da lui utilizzati sono:

  • vitamina C
  • granelli di lecitina
  • polline delle api
  • vitamina E
  • olio di germe di grano
  • pasticche con proteine naturali

Fisico

Con il suo continuo dedicarsi al fitness, Bruce riuscì ad avere un fisico ammirato da alcuni dei nomi più importanti della comunità di body-building. Joe Weider, il fondatore di Mr. Olympia, parlò del fisico di Bruce come “il più definito che io abbia mai visto”. Alcuni importanti competitori di body-building hanno indicato Lee per la maggiore influenza sulle loro carriere, inclusi Flex Wheeler, Shawn Ray, Rachel McClish, Lou Ferrigno, Lee Haney, Lenda Murray e il sei volte campione di Mr. Olympia Dorian Yates. Anche Arnold Schwarzenegger fu influenzato da Bruce, e disse del suo corpo: “Bruce Lee aveva… Voglio dire… Un fisico molto definito. Aveva pochissimo grasso corporeo. Voglio dire, probabilmente aveva uno dei più bassi totali di grasso corporeo di ogni atleta. E credo che è per questo che sembrava così credibile.” Un dottore che una volta conobbe Lee affermò che era “muscoloso come uno scoiattolo e animoso come un cavallo". È risaputo che Lee, nella sua vita, aveva collezionato più di centoquaranta libri sul body-building, allenamento con i pesi e fisiologia. In modo da allenare specifici gruppi di muscoli, egli creò anche parecchi progetti originali per la sua attrezzatura personale e il suo amico George Lee la costruì con le apposite specificazioni.

Prestazioni fisiche

L’eccezionale preparazione fisica di Bruce fece sì che fosse capace di esibirsi in alcune eccezionali prestazioni fisiche. La lista seguente parla delle prestazioni che sono documentate e supportate da fonti affidabili.

  • La velocità nel colpire di Bruce con le sue mani, da un metro di distanza, raggiunse i cinque centesimi di secondo[2].
  • In alcune dimostrazioni, grazie al “pugno a un pollice”, Bruce poteva far cadere all’indietro l’aiutante della dimostrazione anche per pochi metri.[3].
  • Bruce poteva fare le flessioni usando semplicemente i suoi pollici[4].
  • Bruce poteva mantenere un’elevata posizione a “v” per circa trenta minuti[5].
  • Bruce si esibì in alcune flessioni su un solo braccio usando solo il pollice e l’indice[6].
  • Bruce poteva rompere 5 tavolette, per un totale di 15 cm di spessore, con un suo calcio laterale.[7].
  • In un film che è stato doppiato “Dragon flag”, Bruce alzò le gambe con le sue sole spalle restando sul margine di una panchina e sospendendo le sue gambe e il torso perfettamente in orizzontale a mezz’aria[8].

Problemi

Bruce Lee cercò sempre di migliorarsi, sia dal punto di vista mentale che fisico. Si allenava sei giorni su sette, cercando ogni giorno di oltrepassare i propri limiti. Il 13 agosto 1970, però, a causa di un riscaldamento inadeguato, durante una seduta di sollevamento pesi, Lee subì un infortunio: gli esami clinici mostrarono un grave stiramento al quarto nervo sacrale, nella parte inferiore della schiena. I medici consigliarono all’infortunato di restare a letto tutto il giorno, per un periodo di sei mesi. Inoltre, annunciarono fermamente che non sarebbe più riuscito a praticare arti marziali. Lee restò qualche giorno a letto nel riposo più assoluto. Dopo un po’, però, decise di non lasciarsi abbattere. Se non poteva allenare il suo corpo, allora avrebbe allenato la sua mente. Si preoccupò innanzitutto di trovare un approccio diverso alla sua grave situazione. Ad aiutarlo nella sua crescita mentale furono i libri: iniziò a leggere numerosi saggi di filosofia e psicologia. Fondamentale per il suo recupero mentale si rivelarono gli scritti di Jiddu Krishnamurti. Egli sosteneva che la verità si trovasse all’interno di ciascun individuo e che solo con la contemplazione di sé stessi fosse possibile trovare un motivo per andare avanti o la fiducia in sé. Convintosi di poter superare l’ostacolo causato dall’infortunio, Bruce tornò a leggere anche numerosi libri sulle arti marziali. Dopo qualche tempo iniziò a sviluppare idee personali e a prendere appunti. È la stessa moglie, Linda, che ricorda: “Mi chiese di recarmi in una cartoleria ad acquistare diversi raccoglitori grandi, allargabili e neri. Riempì ciascuno di fogli bianchi e sui dorsi annotò gli argomenti che intendeva trattare”. I suoi scritti riempirono sette raccoglitori interi. Terminati i sei mesi di convalescenza, Lee decise di riprendere gradualmente gli allenamenti. Era sua intenzione dimostrare ai medici che, con un corretto allenamento, sarebbe stato possibile tornare in forma

Nell’arco dei successivi sei mesi, Lee riuscì a recuperare la sua agilità e la sua velocità, oltre alla sua potenza; nonostante ciò, il fastidio nella zona lesionata non l’avrebbe più abbandonato.

                                                                                    Immagine:HK Star Bruce Lee 16.jpg  

Attore

Il debutto cinematografico

Il suo debutto nel mondo del cinema molto prolifico di Hong Kong avviene molto presto: ha addirittura solo tre mesi d'età quando fa la parte del neonato nel film Golden Gate Girl (1941). Fra i 6 ed i 17 anni partecipa a ben 16 pellicole, anche se il primo film di un certo riguardo lo interpreta a 18 anni: si tratta di The Orphan (Ren hai gu hong, 1958, ma distribuito solo due anni più tardi), un film che tratta l'argomento della criminalità giovanile.

Mentre Bruce era negli Stati Uniti abbandonò ogni idea di un film sulle arti marziali. Tuttavia, il produttore di “Batman”, William Dozier, quando il suo parrucchiere gli raccomandò Bruce Lee dopo aver visto la sua dimostrazione nel torneo “Long beach karate” del 1964, lo invitò per un’audizione, durante la quale impressionò il produttore con le sue dimostrazioni veloci sulle arti marziali e si aggiudicò un posto interpretando Kato accanto a Van Williams nella serie TV Il calabrone verde. Lo spettacolo sarebbe durato solo per una stagione (1966-1967). Interpretò Kato anche in tre episodi della serie “Batman” che era prodotta dalla stessa compagnia del Calabrone verde. La serie non ha grande successo in patria e ne viene girata una sola stagione (26 episodi).

Seguirono apparizioni come ospite nelle serie televisive come Ironside e Here come the brides. Nel 1969 Lee fece la sua prima apparizione di rilievo ne L’investigatore Marlowe dove interpreta il ruolo di un tirapiedi assunto per intimidire il detective privato Philip Marlowe, rompendo il suo ufficio con dei colpi di karate. Nel 1971 apparve in quattro episodi della serie TV Longstreet, nella quale interpretava l’istruttore di arti marziali del personaggio che da il nome alla serie: Mike Longstreet. Bruce ebbe anche l’idea di una sua serie televisiva chiamata Il guerriero. Probabilmente l’idea di Lee fu rielaborata e chiamata Kung fu, ma la Warner bros. non diede credito a Lee. Il ruolo nel monaco Shaolin nel selvaggio west, tanto ambito da Lee, fu aggiudicato a David Carradine poiché si credeva che un Cinese nel ruolo di protagonista non avrebbe catturato il pubblico americano.

Il successo

Non contento per il ruolo che gli fu offerto negli Stati Uniti, Lee ritornò ad Hong Kong dove gli fu offerto un contratto da Raymond Chow per apparire nei film della sua compagnia Golden Harvest. Lee interpretò il suo primo ruolo da protagonista nel film Il furore della Cina colpisce ancora (The Big Boss, 1971), che ebbe un enorme successo ai botteghini di tutta l’Asia e lo catapultò verso la celebrità. Arrivò come star nel film Dalla Cina con furore (Fist of Fury, 1972), che fu un altro grandissimo successo, e scrisse, diresse e interpretò L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (The Way of the Dragon, 1972). Nell’Urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, Lee introdusse Chuck Norris come suo rivale nella scena dello scontro finale nel Colosseo, divenuto il combattimento di arti marziali più celebre nel mondo della cinematografia.

Gli fu poi offerto il ruolo di protagonista in I tre dell'Operazione Drago (Enter the Dragon, 1973) che fu il primo film prodotto dalla Golden Harvest e dalla Warner bros. Questo sarebbe dovuto essere il film che avrebbe fatto conoscere Lee in America. Sfortunatamente, Lee morì qualche mese dopo la fine delle riprese, prima che il film fosse rilasciato nelle sale americane. Sul set de I tre dell’Operazione Drago, Lee fu sfidato numerose volte da uno stuntman che cercava di farsi un nome su di lui. D’accordo con Bob Wall e John Saxon, Bruce rispose alle continue richieste dello sfidante, battendolo facilmente, quasi come se stesse giocando.[citazione necessaria] I tre dell’Operazione Drago divenne uno dei più importanti film dell’anno e solidificarono l’immagine di Bruce Lee come leggenda delle arti marziali. Furono incassati 850.000 dollari nel 1973: tenendo conto dell’inflazione, circa 3,74 milioni di dollari attuali (stima del 2005). Dall’uscita, il film ha incassato più di 200 milioni di dollari in tutto il mondo. Inoltre, dopo l’uscita del film, per un breve periodo si scatenò una moda delle arti marziali, come si evince dalla canzone Kung Fu Fighting e dallo show Kung Fu.

"Morte accidentale"

Il 10 maggio 1973 si verificò un segno premonitore: Bruce ebbe un collasso negli studi Golden Harvest mentre procedevano con il doppiaggio dei Tre dell’Operazione Drago. Avvertiva dolori su tutto il corpo, oltre ad avere un edema cerebrale. Fu immediatamente trasportato in ospedale, dove i dottori furono capaci di ridurre il gonfiore tramite somministrazione di manitolo e lo rianimarono. Alcuni dei sintomi che caratterizzarono il suo primo collasso si ripeterono poi nel giorno della sua morte.

Il 20 luglio 1973, Lee era ad Hong Kong, doveva cenare con l’attore George Lazenby, con il quale intendeva fare un film. D’accordo con sua moglie Linda, Bruce incontrò il produttore alle 14.00 a casa per discutere riguardo al film Game of death. Lavorarono fino alle 16.00 e poi andarono insieme a casa della collaboratrice di Lee, Betty Ting Pei, un’attrice taiwanese. I tre controllarono la sceneggiatura a casa di Pei, e dopo un po’ Chow se ne andò per un appuntamento a cena.

Poco tempo dopo, Bruce si lamentò per un mal di testa, e Ting Pei gli diede un potente analgesico, ora proibito, l'Equagesic, contenente sia aspirina che rilassante per i muscoli. Alle 19.30 circa Bruce andò a fare una pennichella. Dopo, Bruce non comparì per la cena. Chow arrivò nell’appartamento ma non riuscì a svegliarlo. Fu convocato un dottore, che passò dieci minuti a cercare di rianimarlo, prima che fosse poi portato con l’ambulanza al Queen Elizabeth Ospital. Tuttavia, Bruce morì prima di raggiungere l’ospedale. Non c’erano ferite esterne visibili; tuttavia, il suo cervello si gonfiò considerevolmente, da 1400 g a 1575 g (un aumento del 13%). Bruce aveva solo 32 anni. Le uniche due sostanze trovate durante l’autopsia furono l’Equagesic e della cannabis. Il 15 ottobre 2005 Chow dichiarò che Lee morì per ipersensibilità al rilassante del muscolo contenuto nell’Equagesic (meprobamato), un ingrediente comune negli antidolorifici. Quando i dottori annunciarono ufficialmente la morte di Bruce Lee, fu dichiarata “morte accidentale”.

Un’altra teoria, non ufficiale, dice che Bruce morì per una reazione della combinazione Equagesic-cannabis, all’epoca consumata sottoforma di hashish. Nonostante la teoria sia discussa, essa è supportata sia da Don Langford (medico personale di Lee in Hong Kong) che da Peter Wu (il capo neurochirurgo che salvò Lee dal primo collasso). Il dottor Wu suggerì che, come conclusione del referto ufficiale sulla morte Lee, dovesse essere evidenziata l’ipersensibilità del paziente a quel farmaco o all’hashish, e che il ruolo della cannabis non può interamente essere escluso. Ad aiutare la teoria di Wu fu il fatto che, durante il primo collasso, nel corpo di Bruce non c’era Equagesic. Doveva essere noto che, in medicina, l'uso di cannabis è ammesso come antinfiammatorio, seppur in razioni limitate, in opposizione alla causa ufficiale della morte di Bruce, il gonfiore del cervello. Tuttavia, i dettagli esatti della morte di Lee sono ancora discussi. Lo stato da icona e la morte inusuale di Lee in giovane età condusse diverse persone a sviluppare le più fantasiose teorie sulla sua misteriosa morte.

Dopo la morte di suo marito, Linda tornò nella sua città natale, Seattle, e seppellì suo marito nel lotto 276 del cimitero di Lakewiew. Suo figlio Brandon è sepolto vicino a lui. Tra i portatori della bara, al suo funerale, c’erano Steve McQueen, James Coburn, Chuck Norris, Dan Inosanto, Taky Kimura, Peter Chin e suo fratello, Robert Lee.

                                                                                    Immagine:Bruce lee grave.jpg

Produzioni postume

L'ultimo combattimento di Chen

Due anni dopo la morte di Bruce Lee, il regista Lin Ping dirige Good Bye Bruce Lee (Yung chun ta hsiung, 1975) utilizzando il più somigliante dei "sosia" del grande attore: l'atletico Ho Chung Tao (nome d'arte: Bruce Li). La storia riprende le idee che Bruce aveva per il suo The Game of Death, rimaneggiandole e privandole dell'aspetto filosofico che più stava a cuore all'attore. È solo uno delle decine di film speculanti su Lee ed interpretati da una pletora di sosia tra Hong-Kong e Taiwan.

Nel 1977 la casa cinematografica che possiede i diritti del materiale girato di The Game of Death decide di sfruttare l'enorme successo e notorietà che la morte di Bruce sta suscitando in giro per il mondo. Affida così al regista Robert Clouse, che ha già diretto I tre dell'Operazione Drago, un progetto particolare: prendere il materiale girato dall'attore prima della morte, rimaneggiarlo e farne un film. Esce così nel 1978 L'ultimo combattimento di Chen (Game of Death/Xi wang youxi).

Le scene di arti marziali aggiunte sono coreografate dall'allora esordiente Sammo Hung, vengono richiamati alcuni attori amici di Bruce Lee, come il maestro Dan Inosanto, e per finire vengono scelti ben tre attori diversi per interpretare le parti mancanti del film. Malgrado l'operazione commerciale sia di dubbio gusto, riscuote molto successo e l'esempio viene seguito da altri.

Nel 2000 però, 22 anni dopo, il regista e scrittore John Little ritrova il materiale originariamente girato da Bruce Lee prima di morire: detto materiale giaceva dimenticato negli archivi di una casa cinematografica. Il regista decide così di rimasterizzare il materiale trovato e di montarlo seguendo le indicazioni che lo stesso Bruce Lee aveva lasciato. Per completare il lavoro fa recitare ad alcuni attori le parti mancanti ed aggiunge alcune interviste a persone che avevano conosciuto l'attore in vita. Il risultato è un film-documentario quasi completo, Bruce Lee: la leggenda (Bruce Lee: A Warrior's Journey), che tenta di rendere onore dopo tanti anni all'ultimo lavoro di Bruce Lee, quello che si sarebbe potuto considerare il suo testamento spirituale se ne avesse fatto un film vero; la natura homevideo di "Bruce Lee-La Leggenda" lo colloca invece un contesto di revival generale che vede proliferare documentari e libri, sovente operazioni di puro marketing..

IL DONO DEL MAESTRO..

Jeet Kune Do

« Il mio Jeet Kune Do è qualcosa di diverso... Compatisco sempre di più quei praticanti di arti marziali che si sono lasciati accecare dalla parzialità e dall'ignoranza. »
(da Manuale pratico del Jeet Kune Do)

 

Il Jun Fan Jeet Kune Do (截拳道) o JKD è una filosofia e un’arte marziale inventata dal celebre sifu Bruce Lee negli anni '60. In cantonese Jeet significa "intercettare", Kune "pugno" e Do "via"; Jeet Kune Do significa, quindi, la "via per intercettare il pugno".

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Origini

Le origini di quello che Bruce Lee chiamava Jeet Kune Do, si hanno nel 1965, quando Bruce Lee insegnava wing chun nella sua palestra ad Oakland, California. Gli istruttori del posto, appartenenti alla comunità cinese, si dimostrarono non in sintonia con l’idea d’insegnare arti marziali cinesi a persone non-cinesi. Sembra che per evitare ciò, avessero inviato nella palestra di Lee un allievo scelto dai loro kwoon con un ultimatum[1]: doveva chiudere l’insegnamento al pubblico non-cinese o la palestra stessa. Se non fosse stato d’accordo avrebbe potuto affrontarlo. Sembra che lo scontro avvenne. Dopo qualche minuto Lee iniziò ad accusare stanchezza, tuttavia riuscì ad avere la meglio nello scontro[2]. Il combattimento reale contro il cinese aiutò Lee ad accorgersi quanti limiti avesse il suo modo di combattere, e quanto le arti marziali tradizionali fossero ancora troppo legate alle tradizioni; Lee comprese che le arti marziali tradizionali non erano adatte per fronteggiare un nemico reale. Bruce iniziò, quindi, ad interessarsi anche di altre arti marziali, oltre al wing chun. Lesse numerosi libri e studiò diversi modi di combattere, focalizzando il proprio interesse soprattutto su boxe e scherma. Andando controcorrente, Lee preferì, quindi, appoggiarsi alle arti marziali occidentali, nonostante provenisse da un insegnamento orientale. Avendo imparato uno stile di combattimento che sfruttava i colpi da breve o brevissima distanza, Lee risultava evidentemente impreparato nel combattimento dalla distanza lunga e media; approfondì anche quest’ambito del combattimento. Pensava che un buon artista marziale dovesse essere completo: era, quindi, indispensabile saper tirare calci da lontano e da vicino, pugni alti e bassi. Al suo approccio modificato del wing chun diede inizialmente il nome di Jun Fan kung fu (kung fu di Bruce Lee), per poi, con il passare degli anni, allontanarsi sempre di più dallo stile di base, facendo in modo che le sue idee confluissero in un'arte marziale a sé stante. Dopo aver sviluppato la sua idea di base, Lee iniziò a proporla nelle sue palestre, nonostante al momento fosse ancora incompleta e imperfetta. Tempo dopo, Lee preferì chiudere tutte le sue scuole:

« Insegnavo arti marziali negli Stati Uniti. Avevo tre scuole, una ad Oakland, un'altra a Seattle ed una a Los Angeles. E poi le ho chiuse, come sapete, e ho continuato a dare lezioni in privato. Non credo nelle "scuole". »
(da Manuale pratico del Jeet Kune Do)

Avendo più tempo da dedicare all’allenamento per sé stesso, Lee continuò l’evoluzione del JKD. Ad aiutarlo fu un suo allievo privato: Ted Wong. Con Wong, Lee sviluppava le tecniche, trovandone i punti deboli. Insegnava poi il JKD agli altri suoi studenti privati: persone famose come Kareem Abdul-Jabbar, Joe Lewis, Chuck Norris, Roman Polanski e altri. Come i precedenti allievi, anche a Wong fu rilasciato un diploma di profitto dallo stesso Lee. Lee continuò l’approfondimento del JKD in questo modo fino alla sua morte.

Cos’è il JKD

Al contrario di molte credenze popolari, il JKD non è affatto un’unione di più arti marziali o di singole tecniche prese da vari stili e assemblate tra loro, o di uno stile rigido. Ogni tecnica del JKD è stata sviluppata dal suo stesso creatore: Bruce Lee. Egli sviluppò tecniche specifiche dopo aver letto molto sulla scherma e sulla boxe. La posizione, il footwork, e altre strategie di movimento del JKD vengono direttamente dalla scherma. Anche il principio di base del JKD. Intercettare l’avversario, infatti, è un atteggiamento tipico della scherma. Ed è proprio questo principio che da il nome al Jeet Kune Do. Secondo Aldo Nadi e Julio Martinez Castello, due schermidori citati ampiamente negli scritti di Lee, l’idea centrale della scherma è poter sistemare il proprio avversario in modo da poterlo intercettare e colpirlo in un suo punto debole. Per i movimenti e la generazione massima di forza, Lee s’ispirò a pugili come Dempsey, Haislet, Dricsoll. Anche costoro sono stati ampiamente citati negli scritti di Lee. Il jab verticale del JKD, il corretto allineamento, il modo di colpire un corpo, la rotazione del bacino e altre tecniche ancora derivano tutte dal pugilato. Nonostante abbia avuto forti influenze da entrambi gli sport, è importante precisare che il JKD non è boxe e non è scherma. Ogni singola tecnica è stata oggetto di analisi scientifiche, è stata modificata e provata in situazioni reali di combattimento.

A differenza degli stili orientali, da cui proveniva Lee, nel JKD si riscontra la totale assenza di kata. Secondo Lee, infatti, gli insegnamenti proposti dai kata non potevano risultare efficaci nei combattimenti reali. A proposito degli insegnamenti delle arti marziali classiche, Lee sosteneva che:

« [...] tutti gli stili rappresentano un prodotto di azioni che assomigliano molto a una nuotata sulla terraferma, perfino la scuola del wing chun. »
(da Manuale pratico del Jeet Kune Do)

Credeva che un combattimento reale fosse animato e dinamico. Essendo la situazione di un combattimento in cambio continuo, non è possibile contare su schemi e tecniche prestabilite in un confronto dinamico. Mosso da questa idea di base, Lee cercò di approfondire il modo di affrontare il combattimento reale: fu proprio in questo modo che iniziò a leggere libri di boxe e a studiare i campioni del passato.

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Pugno a un pollice

Il pugno a un pollice è una tecnica delle arti marziali cinesi resa famosa da Bruce Lee.

È comunemente ritenuto che la capacità nell’eseguire il pugno a un pollice viene dalla pratica del wing chun, ma in realtà essa è contenuta i diversi stili di arti marziali cinesi del Sud. In generale, le arti marziali cinesi del Sud contano soprattutto sulle tecniche di mano a breve o brevissima distanza (a differenza delle arti marziali cinesi del Nord, che focalizzano il proprio interesse soprattutto sui calci da media e lunga distanza). Siccome gli artisti marziali del Sud combattevano spesso molto vicino ai loro avversari, dovettero imparare un metodo per sferrare pochi colpi, toccando appena il loro avversario.

Per il pugno a un pollice occorre abilità nel fa jing per generare una tremenda quantità di forza d’impatto ad una distanza estremamente ravvicinata. Quando esegue il suo pugno a un pollice, il praticante è in piedi, con il suo pugno molto vicino al suo obiettivo (la distanza dipende dall’abilità del praticante; può variare da 0 a 15 cm circa). In un unico movimento esplosivo, le gambe si fissano, il giro vita ruota, le costole si espandono e il braccio si stende verso l’obiettivo. È importantissimo che tutto il corpo si muova all’unisono, altrimenti il potere sarà limitato. L’obiettivo in queste dimostrazioni varia, a volte è un praticante che ha un elenco telefonico sul petto, a volte tavole di legno che devono essere rotte.

Il pugno a un pollice fu portato alla conoscenza popolare nel mondo occidentale dall’artista marziale Bruce Lee quando dimostrò la tecnica durante il Campionato internazionale di karate di Long Beach del 1964.

                                                                         Immagine:Pugno a un pollice.jpg   

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BRUCE LEE

BRUCE LEE

« Per quel che riguarda la mia vita, l'arte marziale possiede un significato molto, molto profondo in quanto ad essa devo tutto quello che ho imparato come attore, come praticante, come essere umano »
(Bruce Lee)

Bruce Lee (cinese tradizionale 李小龍, in pinyin Lǐ Xiǎolóng) (San Francisco27 novembre 1940 – Hong Kong20 luglio 1973) è stato un attore, filosofo e maestro di arti marziali statunitense di origine cinese. Come artista marziale, lasciò un solco profondo nell'immaginario collettivo nella fine del XX secolo. È il padre dell’attore deceduto Brandon Lee e dell’attrice Shannon Lee, nonché fondatore del Jeet Kune Do.

Nato a San Francisco e cresciuto ad Hong Kong, Lee è l'attore più ricordato per la presentazione delle arti marziali cinesi al mondo non cinese. I suoi film prodotti ad Hong Kong e ad Hollywood elevarono ad un nuovo livello di popolarità e gradimento le pellicole di arti marziali, facendo aumentare per la prima volta ed improvvisamente anche l’interesse per questo tipo di discipline in Occidente. La direzione ed il tono delle sue opere influenzarono profondamente i film di arti marziali di Hong Kong, che fino ad allora mostravano più un senso teatrale che realistico delle scene. Lee divenne un’icona soprattutto per i Cinesi, come ritratto dell’orgoglio nazionale e per alcuni tratti nazionalistici presenti nei suoi film. Alcuni videro Lee come un modello per acquisire un corpo forte ed efficiente ed un altissimo livello di benessere fisico, sviluppando allo stesso tempo destrezza nel combattimento corpo a corpo. Nonostante il contenuto violento dei suoi film, Bruce, in realtà era una persona pacifica e si mostrò sempre contrario all'uso delle arti marziali come metodo di offesa e di supremazia. Nell'occasione di quello che sarebbe stato il suo 65° compleanno (Novembre 2005) una statua commemorativa è stata posata sull'Avenue of the Stars a Kowloon a sua memoria e memoria di colui che è stato votato "Star of the Century" dagli stessi addetti ai lavori, del mondo del cinema di Hong Kong. Nel 1993 è stato anche onorato con una stella personale sull'Hollywood Walk of Fame a Los Angeles.  

                                                                           Immagine:Bruce lee-1-.jpg                                                                               

 
 
 
 
Giovinezza

La nascita

Bruce Lee nacque nell’ora del drago, 6.00 - 8.00, nell’anno del drago, 1940, il 27 novembre al Jackson Street Hospital nella Chinatown di San Francisco, Stati Uniti. Suo padre, Lee Hoi-Chuen (李海泉), era cinese, e la sua madre cattolica, Grace (何愛瑜), era di padre tedesco e madre cinese. I genitori di Lee tornarono ad Hong Kong con il neonato Bruce quando aveva tre mesi. Lee fu cittadino statunitense e non ebbe alcun’altra cittadinanza.

Educazione e famiglia

All’età di 12 anni Lee entrò nel college "La Salle", una scuola per ragazzi cattolici. Successivamente frequentò il "S. Francis Xavier’s College". Nel 1959, all’età di 18 anni, in una rissa, Lee picchiò brutalmente il figlio di un temibile membro delle Triadi. Il padre di Bruce iniziò a preoccuparsi per la sicurezza del figlio e, alla fine, lui e sua moglie decisero di mandarlo a vivere da un vecchio amico di suo padre, negli Stati Uniti. Tutto ciò che il giovane Lee aveva erano 100 dollari in tasca, con il titolo di campione di boxe e di campione di cha cha cha di Hong Kong. Dopo aver vissuto a San Francisco, si trasferì a Seattle per lavorare per Ruby Chow, un altro amico di suo padre. Nel 1959 Lee terminò la sua formazione di scuola superiore a Seattle e ricevette il suo diploma dalla "Edison Technical School". S’iscrisse all’Università del Washington in un importante corso di teatro e partecipò ad alcune lezioni di filosofia. Fu all’università che conobbe Linda Emery, che sposerà poi nel 1964. Da Linda ebbe due figli: Brandon e Shannon.

Nomi

Inizialmente, la madre chiamò il piccolo Li Yuen Kam (李炫金; Pinyin: Lǐ Xuànjīn), quando al momento il padre era fuori con un tour dell’opera cinese. Successivamente, questo nome sarà abbandonato a causa di un contrasto con il nome di suo nonno, chiamandolo successivamente Jun Fan (振藩; Pinyin: Zhènfán), letteralmente significa “proteggi San Francisco”. Alla sua nascita gli fu, inoltre, aggiunto un nome inglese dalla dottoressa Mary Glover. Era tradizione cinese assegnare un nome occidentale e uno cinese ai bambini. Lee non aveva pensato ad un nome inglese per il bambino, quindi convenne con la dottoressa. Nonostante ciò, il nome “Bruce” non fu mai utilizzato all’interno della famiglia fin quando Bruce non s’iscrisse al college “La Salle”. Inoltre, a Bruce fu donato un nome femminile, Sai Fung (細鳳, letteralmente “piccola fenice”), che fu usato soprattutto nella sua infanzia. Ancora un altro nome datogli fu Li Xiao Long (李小龍; Pinyin: Lǐ Xiǎolóng), letteralmente “piccolo drago”, in quanto nato all’ora e nell’anno del drago, appunto. Questo nomignolo descrive il carattere irruento ed esuberante del giovane, che durante l'infanzia trascorsa ad Hong Kong lo porta a scontrarsi spesso con la piccola criminalità giovanile. Preoccupati di questo i genitori iscrivono il figlio ad un corso di wing chun tenuto dal maestro Yip Man. Da allora Bruce Lee non abbandona più lo studio delle arti marziali.

Arti marziali

L’introduzione di Bruce Lee nel campo delle arti marziali si deve a suo padre. Da lui imparò i concetti fondamentali del tai chi. Lee studiò wing chun con sifu Yip Man. Egli era anche collaboratore e amico di Wu ta-Ch’i, maestro di tai chi. Bruce iniziò gli studi con Yip Man all’inizio nel 1954, a tredici anni, tramite William Cheung, uno studente di Man, per poi continuare fino ai 18 anni, nel 1959, anno in cui partì per l'America. Come molte scuole di arti marziali cinesi di quel tempo, nel corso di sifu Man si insegnava a studenti di rango elevato. Uno degli studenti di livello più elevato era Wong Shun-Leung. Si ritiene che Wong abbia avuto una grande influenza sull’allenamento di Lee. Yip Man allenò Lee privatamente dopo che alcuni studenti rifiutarono di allenarsi con Bruce a causa delle sue origini. Bruce si allenò anche nel pugilato e, nel 1958, vinse il titolo di campione di boxe contro l’allora tre volte campione Gary Elms, con un k.o. al terzo round. Prima di arrivare alla finale contro Elms, Lee aveva battuto tre boxer al primo round. In più, Bruce imparò la scherma occidentale da suo fratello Peter Lee, che all’epoca era campione di scherma, appunto. Questa multi-sfaccettata esperienza nelle arti del combattimento avrebbe, più tardi, influenzato in modo considerevole la creazione di un'arte marziale eclettica: il Jeet Kune Do.

Campionato internazionale di Long Beach del 1964

Su invito di Ed Parker, Bruce Lee si esibì nel Campionato internazionale di karate di Long Beach il 2 agosto. L’esibizione incluse ripetizioni di flessioni su due dita di una mano (pollice ed indice) con i piedi circa alla larghezza delle spalle. Nello stesso evento di Long Beach si esibì anche nel “pugno a un pollice” (one inch punch). La descrizione della tecnica è la seguente: Lee è in posizione eretta, il suo piede destro è davanti con la gamba leggermente piegata; davanti a lui, in piedi e fermo, un volontario. Il braccio destro di Lee non è completamente disteso e il suo pugno destro è posizionato approssimativamente sul torace del volontario con il pollice fuori. Senza ritirare il suo braccio destro, Lee, energicamente, porta il pugno sul suo partner, il quale cerca di mantenere la sua posizione, gettando il partner all’indietro e facendolo cadere su una sedia posta dietro di lui per prevenire danni, La forza di gravità, tuttavia, causa la caduta sul pavimento del partner. Uno dei volontari fu Bob Baker di Stockton, California. “Dissi a Bruce di non fare più questo tipo di dimostrazione” ricorda. “Dopo quella dimostazione dovetti restare a casa: non andai a lavorare poiché il dolore nel mio petto era insopportabile”. In occasione della dimostrazione di Long Beach, Lee conobbe il campione di karate Chuck Norris, suo futuro allievo.

Campionato internazionale di Long Beach del 1967

Bruce Lee fece la sua apparizione anche al Campionato internazionale di Long Beach del 1967 (30 luglio) e si esibì in diverse dimostrazioni, incluso il famoso “pugno inarrestabile” con il campione del mondo di karate USKA Vic Moore. Bruce annunciò a Vic Moore che gli avrebbe tirato un pugno dritto in faccia e tutto quello che doveva fare Moore era bloccarlo. Lee fece diversi passi indietro e chiese a Moore se fosse pronto. Quando Moore annuì, Bruce scattò verso di lui finché non fu all’interno del raggio sufficiente per colpire. Poi tirò un pugno direttamente al volto di Moore e si fermò prima dell’impatto. In otto tentativi, Moore non riuscì a bloccare neanche un pugno.

Jeet Kune Do

Dal diario di Lee, pagina dell'8 gennaio 1967: per la prima volta compare il nome Jeet Kune Do.

In una delle apparizioni di Bruce Lee nello show televisivo Longstreet, James Franciscus gli chiede: “Come chiami ciò che stai facendo?”. Bruce spiega a Franciscus che il nome che ha dato al suo approccio personale delle arti marziali è Jeet Kune Do.

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November 19

the punk style...

cos'è il punk???????????????????????????????????????
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Punk è un termine inglese (che come aggettivo significa di scarsa qualità, da due soldi) nato per identificare una subcultura giovanile emersa nel Regno Unito e negli U.S.A. a metà degli anni settanta. Il termine per indicare la subcultura, nacque dalla musica Punk, o meglio Punk Rock, una musica rozza, rumorosa e poco complessa diretta, nata a metà anni settanta in Inghilterra e negli Stati Uniti con gruppi come Sex Pistols, Ramones, Dead Boys, The Damned o Clash e portata avanti ancora dopo negli anni a venire fino ad oggi con le relative evoluzioni. La storia molto complessa del movimento punk ha influenzato numerose forme d'arte e aspetti culturali in genere, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive alla moda.

                                                                          Punk_Red_Mohawk_Morecambe_2003

Storia

Per essere precisi, la musica punk cominciò ad emergere nei primi anni settanta nella East Coast degli Stati Uniti, in particolare a New York. La corrente però non era ancora conosciuta come punk rock, poiché il termine nacque qualche anno dopo. Questo movimento musicale era quindi identificato come una continuazione del Garage Rock degli anni sessanta, genere la cui caratteristica era, appunto, un'essenza grezza e diretta, rispetto ad altri generi di rock & roll. Il genere poteva però essere definito anche come hard rock, infatti gruppi come MC5, The Stooges o Patti Smith erano musicisti che si rifacevano in parte a questo stile. Tra i più noti gruppi proto-punk vanno annoverati The Stooges, MC5, Iggy Pop, New York Dolls, Talking Heads, Television, Blondie, Devo, Patti Smith e molti altri. I gruppi in questione erano quindi riconosciuti come garage rock, hard rock, glam rock o semplicemente rock & roll. Alcuni gruppi dei primi anni settanta infatti, incorporavano tipici elementi glam rock, su tutti i New York Dolls, poi Iggy Pop, ma anche David Bowie, Roxy Music ed altri. Questa prima fase sarà chiamata "proto-punk", poiché questi gruppi connotavano elementi stilistici tipici del punk rock, ancora prima della sua nascita e quindi del suo riconoscimento. Il termine punk rock nacque verso i metà anni settanta, tra i primi ad essere definiti in tal modo saranno i Ramones, nati nel 1974. Come molti altri gruppi della corrente, i Ramones incorporavano elementi tratti dal garage rock, surf, british invasion e più generalmente rock & roll, uniti a sonorità grezze, distorte e prive di tecnica strumentale. Emergeranno anche altre band come The Heartbreakers di Johnny Thunders (ex membro dei New York Dolls), Dead Boys e i The Voidoids di Richard Hell (vero inventore dell'abbigliamento punk britannico). Questa ondata, riconosciuta come la prima ondata di punk rock, verrà identificata come Punk 77, ovvero l'ondata di gruppi punk rock, sviluppati verso la seconda metà degli anni settanta. Questa ondata comprenderà gruppi di diverse nazionalità, ma soprattutto statunitensi e britannici.

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Punk britannico

Il punk rock, poco dopo migrerà anche nel Regno Unito. Realmente, gruppi definiti "proto-punk", erano presenti anche nel Regno Unito, ad esempio 101'ers (dove militava Joe Strummer prima di approdare nei Clash), David Bowie, Roxy Music o The Who. Questi però erano più vicini ad altre correnti, come glam rock, progressive rock, pub rock o british invasion, in questo senso, non saranno considerate a tutti gli effetti band seminali per lo sviluppo del punk rock, o almeno non più importanti dei loro colleghi statunitensi che connotavano le sonorità tipiche già in precedenza.

Seppur il punk musicalmente non naque nel Regno Unito, fu il luogo dove sviluppò il look e piu tardi l'ideologia vera e propria. Tralasciando i gruppi precedenti, quella che sarà conosciuta come la versione classica del punk britannico nacque grazie alla collaborazione di un manager, Malcolm McLaren. McLaren era già stato manager dei New York Dolls nei primi anni settanta negli Stati Uniti, ma tornò in patria poco dopo aprendo un negozio d'abbigliamento con la moglie stilista Vivienne Westwood. Il negozio, chiamato "Sex", proponeva però articoli particolari, sadomaso o comunque alternativi e in controtendenza. Nel 1975, McLaren ebbe la geniale idea di raggruppare alcuni ragazzi tra commessi del posto, frequentatori e conoscenti, mezzi teppisti del quartiere, per fondare un nuovo gruppo musicale dalle caratteristiche provocatorie e grezze. Egli assieme alla moglie, studiò l'abbigliamento per la band, e nacquero verso la fine del 1975 i Sex Pistols. Il loro look era composto da vestiti strappati, colorati, capelli corti, spettinati e spesso colorati, indumenti sadomaso-fetish, giubbotti e pantaloni in pelle, catene, borchie, spille da balia, lucchetti usati come collane, collari borchiati, svastiche (al solo scopo di scandalizzare) e tutto ciò che di appariscente e provocatorio si poteva proporre. Si scoprirà poi che il look era stato "copiato" da quello del già citato e meno noto Richard Hell & The Voidoids. Non a caso, il punk rock era ispirato anche al glam rock, e a conferma di ciò, McLaren aveva già collaborato con i New York Dolls, tra i gruppi glam rock statunitensi più noti e tra i primi a connotare gli stilemi tipici del punk rock.

I Sex Pistols esordirono quindi nel 1975, iniziando concerti attorno a Londra ed introducendo gradualmente testi, elementi e atteggiamenti provocatori, probabilmente in parte su commissione del manager. Il loro look non era da meno dei loro atteggiamenti e il loro modo di essere, erano infatti conosciuti per la bizzarra abitudine di sputare continuamente e di fare dello sputo addirittura un proprio simbolo, erano inoltre famosi per la loro attitudine violenta, una violenza diretta non solo contro gli altri ma anche contro se stessi, secondo veri e propri atteggiamenti autolesionisti e nichilisti come il tagliarsi il corpo con lamette senza un preciso motivo se non quello di causare shock tra la gente che assisteva a tali scene. Il gruppo inventò anche il "Pogo", un particolare ballo che si basava tutto su salti e spintoni, e che fu successivamente imitato o anche esplicitamente copiato da tantissime altre sottoculture giovanili.

I Sex Pistols, scandalizzando l'Inghilterra e il mondo, cambiarono radicalmente l'immagine del punk. Se prima il genere rappresentava semplicemente una musica più grezza e leggermente provocatoria, ma non più di altri gruppi rock & roll, dopo il loro passaggio divenne sinonimo di nichilismo, teppismo, chaos, disordine ecc. Secondo l'opinione comune, i punk ormai incarnavano perfettamente l'immagine di "giovani teppisti", e così spesso nei film o nei libri degli anni ottanta i teppisti e i vandali che infestano le metropolitane e le strade durante la notte saranno raffigurati come dei Punk.

Collabora a Wikiquote « Essere punk vuol dire essere un fottuto figlio di puttana, uno che ha fatto del marciapiede il suo regno, un figlio maledetto di una patria giubilata dalla vergogna della Monarchia, senza avvenire e con la voglia di rompere il muso al suo caritatevole prossimo. »

Nonostante ciò, il Regno Unito proponeva molti altri gruppi punk dalle caratteristiche più moderate, non sostenendo atteggiamenti nichilisti. Tra i numerosi esponenti del punk rock britannico, troviamo i Damned, Stranglers, Clash, Sham 69, The Adicts, The Vibrators, Buzzcocks, The Jam, Siouxsie and the Banshees, Stiff Little Fingers, Generation X ecc, che seppur in minima parte imitavano l'attitudine dei Pistols, non seguirono appieno il loro esempio. Ormai però le masse erano state condizionate dall'immagine dei Sex Pistols, e il significato del punk, per molti esterni al movimento rimarrà quello del nichilismo, chaos e teppismo.

                                                                         PunkNoMore

Punx & Skins

Il movimento skinhead cominciò a riemergere con l'ondata di punk rock britannica. Questa sintonia tra i due movimenti nacque appunto con la nascita nel punk britannico nella seconda metà degli anni settanta, dove il movimento skinhead, sviluppato negli anni sessanta ma decaduto qualche tempo prima, riemerse promuovendo il neonato punk rock come la nuova musica eletta, al contrario dei precedenti skinheads (skinhead original), che erano indirizzati sulla musica nera giamaicana (Ska, Rocksteady, Reggae ecc..). I due movimenti, promuovendo quindi la stessa musica, condividendo spesso la stessa filosofia, ed originando dalla stessa nazione, cominciarono ad avvicinarsi (non a caso skinhead e punk condividono alcuni tipi di abbigliamento). Nacque così anche il motto "Punx & Skins" promosso da diversi gruppi Street punk e Oi!. Non a caso, il genere street punk indica sia il genere sostenuto dagli street punx sia quello sostenuto dagli skinheads, ovvero l'Oi! (indicato in ogni caso anche come una forma di street punk).

                                                            girl & boy

Nuovamente negli USA

Come reazione alla nascita del punk britannico, verso i fine anni settanta, anche negli gli Stati Uniti il punk cominciava a distaccarsi sempre più dalle radici del rock & roll. La prima area statunitense sottoposta a questo cambiamento fu l'area di Los Angeles e California, dove i gruppi cominciarono ad indurire le sonorità, tra questi Circle Jerks, The Germs, The Weirdos, The Dickies, Black Flag e molti altri. Molti di questi imitarono il look e lo stile di vita nichilista tipico di una parte del punk britannico. La svolta per quanto riguarda il punk americano, arrivò con lo nascita dello Straight Edge. Lo Stragiht Edge era uno stile di vita derivante dalla subcultura punk, che prevedeva l'astinenza dall'uso di tabacco, alcol, e droghe, e dai rapporti sessuali occasionali allo scopo di non alimentare il sistema e di non cadere in schiavitù dei suoi prodotti. Questa filosofia si sviluppò quindi in controtendenza rispetto alle stesse tendenze al punk e rispetto allo stile di vita nichilista ed autolesionista ormai tipico del punk (soprattutto britannico). Esso era stato introdotto dalla hardcore punk band dei Minor Threat durante i primissimi anni ottanta, e sotto certi aspetti aveva delle similitudini con la filosofia britannica dell'Anarcho punk, per le posizioni anti-nichilista.

                                                              teschi col

Ideologie

Risulta impossibile però collocare l'"ideologia" punk odierna in un'unica corrente di pensiero, dato che col tempo, il movimento si è suddiviso in un infinità di diverse classificazioni, che vanno dall'anarchismo al comunismo fino al nazismo, oppure semplicemente la neutra apoliticità.

Ad unire tutti gli appartenenti al movimento punk sotto un'unica causa è il rifiuto per qualsiasi forma di controllo, tra cui il controllo sociale esercitato dai mass-media e dalle organizzazioni religiose.

continued.....